Le criticità del Rapporto Sentieri su "Terra dei Fuochi"

La pubblicazione sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità dell’aggiornamento del rapporto SENTIERI relativamente all’area della Regione Campania definita “ Terra dei Fuochi” (legge 6 del 06/02/2014) impone alcune considerazioni in merito ad almeno quattro punti:
  1. modalità di comunicazione;
  2. parzialità dei dati;
  3. incompletezza dei dati;
  4. applicabilità dell’approccio metodologico “ SENTIERI” al contesto ambientale della Regione Campania.

1. Modalità di comunicazione

La presentazione del rapporto sarebbe, a nostro avviso, dovuta essere preceduta e/o accompagnata da una attenta e chiara presentazione mirata ad evidenziare lo scopo del rapporto stesso, i limiti dello studio e le indicazioni che lo studio stesso è in grado di dare. Averlo invece inserito sul sito dell’ISS accompagnato semplicemente da un comunicato ANSA ha provocato un prevedibile allarme generalizzato della popolazione e dei mass media. Successivamente alla pubblicazione del rapporto, il Capo Dipartimento dell’ISS ha dovuto puntualizzare sul sito dell’Istituto, che “ SENTIERI è uno studio di tipo "ecologico" ovvero non prende in considerazione le esposizioni dei singoli individui a particolari inquinanti, ma piuttosto esamina la situazione sanitaria delle popolazioni che risiedono in luoghi in cui sono presenti sorgenti di inquinamento. Pertanto le sue caratteristiche metodologiche non consentono, in linea generale, la valutazione di nessi causali, permettono tuttavia di individuare situazioni di possibile rilevanza sanitaria da approfondire con studi mirati”. Le puntualizzazioni, scontate per gli addetti ai lavori, ma non per la popolazione e la pessima gestione complessiva della presentazione del rapporto, hanno generato come esito una ulteriore confusione nella popolazione oltre che sfiducia nei confronti delle istituzioni in un campo, quello ambientale, che invece richiede una comunicazione chiara e di immediata comprensione.

2. Parzialità dei dati

L’ISS ha chiesto al Registro Tumori della ASL Napoli 3 sud di fornire i dati di incidenza della propria area di riferimento; al gruppo di lavoro dell’ISS sono stati forniti, per il tramite della Banca dati dell’Associazione Italiana Registri Tumori, oltre ai dati riferiti all’insieme dei 17 Comuni coperti dal Registro ed inclusi nell’area TdF, anche i dati riferiti agli altri 18 Comuni coperti dal Registro e non inclusi nell’area TdF, ed i dati riferiti all’insieme dei 35 Comuni coperti dal Registro. Tale scelta è stata dettata dalla convinzione che una analisi corretta dell’incidenza oncologica nell’area TdF, analisi oggetto del mandato legislativo ricevuto dall’ISS, non potesse prescindere dal confronto dei dati con l’area immediatamente adiacente, non appartenente alla TdF, ma egualmente coperta da registrazione oncologica. L’ISS ha invece deciso di pubblicare solo i dati di incidenza relativi all’area TdF e non anche quelli relativi all’area adiacente, nonostante vi fosse stata una precisa richiesta in tal senso.
Le tabelle di incidenza complete, scaricabili qui (e qui la legenda) evidenziano una realtà diversa da quella che si può desumere dalla lettura del rapporto dallo stesso Istituto:
  • la quasi totalità degli eccessi di rischio evidenziati nell’area della TdF sono presenti anche nell’area non inclusa nella TdF oppure sono presenti nell’insieme dei 35 Comuni coperti dal Registro;
  • per molti tumori ( tra cui le leucemie) l’intera area del Registro (area TdF ed area non TdF) presenta un rischio più basso rispetto all’area di confronto;
  • per altri tumori non sono presenti eccessi di rischio in nessuna delle due aree.
In sostanza le tabelle evidenziano da un lato la mancanza di evidenti correlazioni dei dati di incidenza con il dato ambientale e dall’altro i limiti che analisi condotte per macroaree geografiche hanno nel valutare eventuali criticità ambientali. L’avere omesso parte dei dati ha significato non solo non evidenziare i limiti del modello di analisi utilizzato, ma anche compiere un grave atto di disinformazione scientifica: si è impedito, di fatto, alla comunità scientifica, oltre che ai mezzi di informazione e alla collettività, di avere accesso alla completezza della informazione e trarre le proprie valutazioni in merito.

3. Incompletezza dei dati

Per una analisi approfondita dell’area in esame, sarebbe stato opportuno utilizzare anche i dati relativi ai trend temporali dei tassi di incidenza e mortalità, per valutare come gli stessi indicatori si modificano negli anni; l’analisi di tali trend avrebbe permesso di evidenziare che:
  • i trend temporali di mortalità oncologica, in Campania nel periodo 1988 / 2010 sono “ decrescenti”, non solo a livello regionale ma anche nelle province di Napoli e Caserta; ciò significa che “non stanno aumentando negli anni i morti per cancro”, anche se in alcune aree i tassi sono più alti rispetto ad altre; “ tassi più alti non significa tassi in aumento”. l’analisi dei fattori determinanti l’eccesso di mortalità chiama in causa molti altri elementi, tra cui, determinante, l’organizzazione e la governance del Sistema Sanitario Regionale;
  • i trend temporali di incidenza dei tumori, dal 1996 al 2010, alcuni in aumento ( colon-retto, mammella, prostata), altri stazionari ( fegato, linfomi, leucemie), altri ancora in diminuzione (polmone, laringe, vescica), rilevati a livello regionale vanno tutti nella stessa direzione in cui vanno gli stessi trend a livello nazionale ( in aumento, stazionari o in diminuzione).
L’analisi dei trend temporali delle malattie, in questo caso i tumori, è di fondamentale importanza non solo per la descrizione in generale dello stato di salute della popolazione, ma ancor più per evidenziare le possibili correlazioni con criticità ambientali che negli anni sono aumentate. I dati non evidenziano, al momento, una emergenza oncologica regionale legata al dato ambientale; la complessità della patologia oncologica, la sua multifattorialità, l’andamento dei trend temporali rimandano a valutazioni più complesse ed articolate, rifuggendo dalle facili semplificazioni.

4. Applicabilità dell’approccio metodologico “ SENTIERI” al contesto ambientale della Regione Campania.

Oltre ai limiti dichiarati e conosciuti in ambito scientifico relativi a tutti gli studi “ ecologici”, gli attuali sviluppi degli studi di epidemiologia ambientale mostrano ulteriori limiti della metodologia SENTIERI se utilizzata per lo studio epidemiologico del territorio regionale campano; tale inadeguatezza al contesto regionale poggia essenzialmente su due elementi di fondo:
  1. tipologia del tipo di inquinamento ambientale in Campania;
  2. livello di risoluzione del modello di studio SENTIERI.
1) L’inquinamento del territorio regionale è caratterizzato dalla distribuzione di fonti di inquinamento tra loro estremamente diverse per dimensione e caratterizzazione (le migliaia di discariche di rifiuti industriali e nocivi per molte delle quali non si conosce ancora l’esatta caratterizzazione ,oltre alle attività produttive a rischio); di conseguenza, tale contesto ambientale implica tre effetti:
  • diversità delle matrici inquinate (suolo, acqua, aria);
  • diverse modalità di diffusione dei fattori inquinanti;
  • diversità degli organi o sistemi potenzialmente interessati.
Tutto ciò differenzia sostanzialmente il territorio campano rispetto ad altre aree, tipo Taranto, in cui vi sono solo una o due macro fonti inquinanti e di cui si ha buona conoscenza delle caratteristiche inquinanti e dei possibili effetti sulla salute.
 
2) Al momento l’approccio metodologico dello studio SENTIERI considera, come unità epidemiologica di riferimento, il territorio di grandi macroaree sovracomunali, con un dettaglio minimo che si ferma al livello comunale; la criticità insita in tale modello è che si attribuisce uno stesso livello di esposizione a tutta la popolazione residente nelle macroaree indagate, indipendentemente dal reale esposizione determinata dal vivere in prossimità o meno delle fonti di possibile inquinamento.
La diffusione puntiforme in Campania delle possibili fonti di inquinamento e la loro eterogeneità rispetto al tipo di inquinante, rende tale approccio non applicabile al contesto regionale in quanto si possono verificare almeno tre bias:
  1. Cercare un effetto sanitario comune sull’intera popolazione indagata a prescindere dai diversi inquinanti presenti nelle diverse aree territoriali;
  2. Attribuire un unico livello di esposizione all’intera popolazione residente nella macroarea o nell’intero Comune, indipendentemente dalla distanza della residenza reale dalla possibile fonte inquinante;
  3. Sottostimare possibili effetti sanitari localizzati ( effetto diluizione) o, all’inverso, amplificare all’intera popolazione effetti localizzati.
Già da alcuni anni il Registro Tumori della ASL Napoli 3 sud è impegnato al superamento, in regione Campani, di tale approccio ed all’implementazione di una metodologia specifica; in tale direzione sta approntando, e proponendo anche a livello nazionale, un nuovo approccio metodologico mirato allo studio di microaree geografiche con dettaglio di particella censuale.
Tale approccio prevede:
  • la georeferenzazione dell’intera popolazione di riferimento del Registro Tumori;
  • la georeferenzazione, conseguentemente, degli indicatori di rischio, quali i dati di incidenza e mortalità oncologica;
  • la storicizzazione delle residenze al fine di definire il “ tempo di esposizione” dei soggetti con esiti sanitari;
  • l’acquisizione delle coordinate geografiche dei siti si smaltimento, degli indici di rischio degli stessi oltre che delle caratterizzazioni delle matrici inquinate;
  • l’implementazione, presso il Registro, di un sistema di analisi GIS ( Geographic Information System) , in grado di collegare tra loro indicatori diversi: dati ambientali e indicatori di salute;
  • l’inclusione nell’analisi degli “ indicatori di deprivazione socio-economica”; ( la povertà è uno dei fattori di rischio per incidenza e mortalità oncologica);
  • la correlazione e l’analisi di tutti gli indicatori esposti per microaree geografiche, con un livello di dettaglio di particella censuale; tali particelle potranno di volta in volta essere aggregate o disaggregate in relazione alle caratteristiche specifiche dell’area, della fonte inquinante e della matrice inquinata (aria, acqua, suolo) in esame.
Sarà sulla base di valide ipotesi etiologiche, formulate dal Registro Tumore sulla base di tali studi, ( che, ricordiamo, sono di epidemiologia descrittiva), che potranno essere attivati studi di coorte mirati ad indagare i possibili rapporti di causalità tra fattore di esposizione e cancro; il passaggio da studi di epidemiologia descrittiva a studi di coorte implica un cambio sostanziale della metodologia di studio: si dovrà passare da «dati di popolazione» a «dati individuali» che restano gli unici in grado di pronunciarsi sul nesso di causalità.
 

Allegati

 

Approfondimento

 
Dr. Mario Fusco
Direttore Registro Tumori Regione Campania
c/o ASL Napoli 3 sud